Belvì: “Bir’e sentimentos”, rigenerazione attraverso arte pubblica

A Belvì, capitale dell’omonima Barbagia, il progetto “Bir’e sentimentos” – coordinato da Marco Peri – prende le mosse da un progetto di residenza artistica che la compagnia teatrale Antas ha elaborato insieme alle donne del coro “Stella splendens”, per una rappresentazione comunitaria di condivisione di poesia dal titolo “Tavoli poetici” a cui ho assistito il 4 luglio lungo le vie del bel centro storico.

Belvì, piccolo borgo di ca. 580 abitanti, è circondato come in un abbraccio da boschi di ciliegi, noccioli, noci, castagni, roveri, lecci, agrifogli, ginepro, ulivo, pini e perenni erbe aromatiche. Ha una lunga tradizione di poesia popolare e di tenzoni poetiche nella sua storia e, addirittura, molte lettere di chi lasciava il paese per trasferirsi all’estero e sul continente venivano scritte alle famiglie in versi.

“Bir’e sentimentos” nasce da un precedente progetto del 2013, “Isteddos de sentimentu” e dalla volontà del coro Stella splendens di dare risalto e luce alla poesia e ai poeti di Belvì che le hanno scritte. Ispiratore del progetto è stato il direttore del coro, Luigi Oliva, etnomusicologo, che ha avvicinato al mondo della poesia e dei mutos con un lavoro di ricerca e di raccolta degli elaborati che i poeti in vita e i parenti di quelli che ormai non ci sono più hanno generosamente messo a disposizione. Ogni anno sono state scelte dalle 20 alle 30 poesie, divise per temi, dando spazio a tutti i poeti, raccolti in un libretto. Ma ad un certo punto, si è affacciata la necessità di un passo ulteriore: è qui che nasce l’idea di “Bir e sentimentos”, dove Bir sta per “vicinato, via, rione” e si è pensato, oltre a dar nuova vita alle poesie, di far rivivere i “vicinati” di Belvì, regalando alle pareti delle case le poesie stesse.

“Bir’e sentimentos” è anche un progetto di rigenerazione territoriale attraverso arte pubblica e partecipata: il percorso poetico permanente è scandito dall’installazione realizzata con la partecipazione di numerose persone di tutta la comunità durante la residenza artistica della ceramista Jubanna Nur

Inoltre, attraverso il progetto è stato creato un archivio sonoro digitale della poesia di Belvì, curato dal compositore Francesco Medda “Arrogalla”. Attraverso il telefono, grazie al QR code, sarà possibile anche per i visitatori che si recheranno a Belvì ascoltare alcune poesie popolari e mutos dalla viva voce degli anziani del paese. Un patrimonio pubblico a disposizione di tutti.

A Seneghe la presentazione del “Manifesto per le politiche giovanili” nell’ambito del progetto ARCO

Sabato 3 luglio a Seneghe (OR), nel bucolico contesto dei Giardini de Sa Prentza, è stato presentato il “Manifesto per le politiche giovanili del Comune di Seneghe”, elaborato da giovani tra i 16 e i 30 anni di età, protagonisti del processo partecipato del progetto “ARCO-Giovani community managers per l’attivazione delle comunità rurali”, promosso da Associazione Interculturale Nur e Sardarch e approvato dall’Agenzia Nazionale per i Giovani, finanziato dal Programma Erasmus+. 

Il “Manifesto” si apre con la riflessione che il punto di vista delle nuove generazioni sia un presupposto basilare per una società equa, inclusiva e democratica e che rappresenti una condizione fondamentale per le politiche di sviluppo sostenibile e per un rilancio del territorio e dei piccoli paesi.

I giovani di Seneghe hanno presentato pubblicamente il loro “Manifesto” alla presenza di oltre cinquanta partecipanti delle istituzioni locali, di molti amministratori di Comuni sardi, di funzionari della Regione Sardegna, di associazioni, di molti giovani di altri paesi dell’isola e di enti che operano per lo sviluppo territoriale, guidando una riflessione sull’importanza del protagonismo giovanile e chiamando i presenti alla sottoscrizione pubblica del documento.

Il “Manifesto” si pone l’obiettivo di promuovere l’assunzione di responsabilità, intenti, misure, interventi e normative in grado di garantire la piena cittadinanza e la piena inclusione delle giovani generazioni. Inoltre, chiede ai suoi sottoscrittori – cittadini, organizzatori ed enti coinvolti nel percorso – di impegnarsi ad ascoltare e coinvolgere i giovani in modo attivo come partner nel processo decisionale formale, nell’interesse dell’intera collettività, attraverso la considerazione di quattro proposte di futuro legate a diversi ambiti di  politiche pubbliche.

Nel corso della mattinata, attraverso gli interventi condotti in modo partecipato e condiviso in un’assemblea plenaria, si è ragionato su come i percorsi di protagonismo giovanile possono rappresentare proposte concrete di autodeterminazione e diventare strumento di consapevolezza verso nuovi scenari di futuro

Il progetto “ARCO” ha origine in Sardegna, dove si sta sperimentando già da un anno la figura del Community Manager come attivatore di processi e di potenziale inespresso nei piccoli centri a rischio spopolamento e di nuove azioni di cittadinanza attiva. ARCO sta consentendo a 100 giovani di cinque piccoli paesi di altrettante regioni d’Italia – Condove (Piemonte), Genazzano (Lazio), Petruro Irpino (Campania), Tiggiano (Puglia) e Seneghe (Sardegna) – di formarsi su attivismo giovanile per lo sviluppo locale seguendo il modello del Community Management, di scambiare competenze e di strutturare forme di collaborazione tra amministrazioni comunali e giovani. Grazie ai risultati maturati attraverso la prima parte di questo percorso, l’Amministrazione Comunale di Seneghe, commissariata da ottobre per mancanza di un candidato sindaco alle ultime elezioni amministrative, ha deliberato di avviare un percorso di co-progettazione delle politiche giovanili, che ha contribuito in maniera decisiva alla nascita del “Manifesto”.

Il “Manifesto per le politiche giovanili del Comune di Seneghe” è uno strumento in continuo divenire in quanto fondato sul principio dell’ascolto e dell’inclusività. Inoltre, è a disposizione di altri gruppi di giovani di differenti territori che intendono coinvolgere le Amministrazioni dei Comuni di cui sono cittadini per la costruzione del loro manifesto per le politiche pubbliche giovanili.

9091: uno sguardo dal finestrino sulla complessità di Milano

Per la Newsletter del Master URise ho intervistato insieme a Stefania Manzo l’architetta Federica Verona, che con il progetto 9091 ha chiamato quattro artisti per raccontare l’altra faccia della linea circolare milanese, la sua complessità notturna ma anche la sua quotidianità, promuovendo un altro sguardo, più trasversale complesso sul tema delle periferie. Questo il testo dell’articolo.

La 90/91 non è una linea come tutte le altre: viaggia sulla circonvallazione esterna di Milano per un totale di 40 km ed è balzata spesso agli onori delle cronache per episodi di violenza, degrado e bassa sicurezza. Nota agli abitanti locali anche come “circolare destra e circolare sinistra”, ha un forte impatto evocativo e simbolico nell’immaginario cittadino. Come se fosse un compasso, traccia una linea curva a segnare il confine tra centro e periferia, raccogliendo pezzi di vita e umanità molto diverse, a seconda degli orari e dei quartieri che incontra. Di notte è spesso usata per dormirci da chi un letto e una casa non ce l’ha. Federica Verona con il suo progetto ha voluto mettere in luce un diverso modo di guardare questa tratta ad altissimo tasso di multietnicità e di diversità, superando gli stereotipi legati alla delinquenza e al degrado.

Le radici del progetto 9091 affondano nella storia personale e professionale di Federica Verona. Laureata con Bernardo Secchi all’Università IUAV di Venezia, nella sua tesi dedicata allo studio dello spazio urbano usato dalla popolazione homeless sul territorio milanese, ipotizzava di usare la 90/91 per distribuire beni di prima necessità alle fasce più fragili delle aree periferiche della città, partendo dall’accettazione del grado zero dell’accoglienza. Obiettivo principale del lavoro di ricerca, infatti, era quello di immaginare delle soluzioni che potessero accompagnare lo stare in strada in modo più semplice ed utile. 

Quando ha dato vita a Super, il “festival delle periferie” nato per valorizzare e dare forma narrativa alle pratiche e alle realtà attive nella periferia di Milano, Federica ha voluto riprendere l’idea di un lavoro di narrazione realizzato anni prima da Cristiano Valli.  Storica voce della nota emittente radiofonica Radio Popolare, Valli aveva infatti anche lui scelto la tratta della linea 90/91 per ascoltare e raccogliere le storie di chi la utilizzava. 

È a partire dall’incontro dei lavori di ricerca di entrambi che Federica Verona decide di sviluppare un nuovo progetto, coinvolgendo quattro diversi artisti nella realizzazione. Artisti che per mesi hanno “abitato” la tratta, componendo altrettante visioni per raccontare l’altra faccia della filovia. Si tratta in particolare di:

Bianca Asmara Curti, giovane fotografa torinese ha utilizzato la macchina fotografica per immortalare i riflessi delle vetrate del bus, osservando attraverso l’obiettivo i bordi della città;

Veniero Rizzardi, musicologo, ha ascoltato ciò che succedeva dentro e fuori la linea e registrato pezzi di conversazioni, rumori, suoni, interviste, testimonianze, ottenendo un paesaggio sonoro in quattro parti da ascoltare in cuffia e battezzato “Fi-lo”;

Giuseppe De Mattia, artista bolognese, ha raccolto oggetti dimenticati o abbandonati sul filobus e li ha reinterpretati nel proprio studio, dando vita a 16 opere;

Giampiero Sanguigni, architetto e disegnatore, ha trasposto su carta i volti, le scene, le situazioni che incrociava lungo la tratta, realizzando 19 bozzetti.

Inoltre, a cura di Irem Okandan, è stata disegnata una mappa cartacea che riportava luoghi di culto, locali e luoghi di cultura lungo la circolare.

Durante la festa diffusa di Super, una maratona di tre giorni dal 12 al 14 ottobre 2018 che ha coinvolto diversi quartieri della città, per promuovere i diversi progetti artistici sono stati scelti tre luoghi lungo il percorso della 90/91. Il progetto ha visto la partnership tecnica di ATM, che ha riservato appositamente una carrozza in cui ascoltare in cuffia gli audio realizzati per “Fi-lo”.  In ogni fermata era affissa la mappa in versione manifesto che ha permesso ai fruitori di conoscere le realtà disseminate nei quartieri e situate in prossimità della tratta.

L’esperienza del progetto, e più in generale del festival Super, hanno permesso a Federica di riconoscere le periferie come un aggregato di piccole normalità straordinarie, capaci di vivere da sole e ricucirsi da sole, attivando progettazione dal basso e rispondendo a dei bisogni, promuovendo socialità, autenticità e creatività in contesti difficili.

Un richiamo alla concretezza per chi lavora e si occupa di periferie. Un invito a sporcarsi ogni giorno le mani, vivendo in prima persona e assecondando il ritmo lento del quotidiano, incontrando volti e ascoltando storie.

9091 è stato un progetto che, nonostante il suo ridottissimo costo, ha ottenuto un buon impatto territoriale, soprattutto nel generare narrazioni positive, alimentando uno sguardo accogliente e inclusivo verso le diversità e ciò che ancora non è conosciuto.